Crescita al rilento per il settore immobiliare

La compravendita residenziali per i primi mesi del 2018 sono in crescita del 4,3% rispetto all’anno scorso, cosi come riportato dall’Agenzia delle Entrate, con Bari e Napoli che hanno fatto registrare le cifre più interessanti, rispettivamente +13,1% e +11,8%. Nonostante questo dato in crescita, i prezzi hanno subito un calo del 0,5%.

“Nei primi sei mesi del 2018 i valori immobiliari hanno confermato il trend di lento recupero, con variazioni ormai prossime allo zero, ma con un’accelerazione tutto sommato modesta in relazione all’andamento degli ultimi due anni», dichiara Nomisma nel suo Osservatorio sul mercato immobiliare. Nella media dei 13 mercati monitorati i prezzi nel primo semestre dell’anno sono variati del -0,5% per abitazioni, nuove e usate.

Rispetto agli altri mercati immobiliari d’Europa, il nostro paese è ancora, infatti registriamo un recupero progressivo sulla variabile prezzi: Germania (+5,3%), Gran Bretagna (+4,4%), Francia (+3,4%), Spagna (+6,2%)

Crisi dei prezzi. Il settore immobiliare che sta lentamente riprendendosi dopo una crisi profonda, avrebbe un’amara sorpresa se i prezzi dovessero continuare a rimanere stabili o perdere leggermente punti, rendendo la prospettiva della relazione per i prossimi tre trimestri che si aggiri attorno allo zero.

Ma da cosa è dovuto questa mercato fermo e la variabilità dei prezzi?

Come possiamo leggere dalla dichiarazione di Federico Polidoro, dirigente del Servizio Sistema Integrato sulle condizioni economiche e i prezzi al consumo dell’Istat, “quando si esaminano i fattori che influenzano l’andamento dei prezzi delle abitazioni è necessario individuare una combinazione di specifici elementi: domanda, investimenti, sviluppo eccessivo delle nuove edificazioni. Tutto ciò in una situazione che ha visto l’Italia vivere una crisi economica molto importante, dove la domanda generale delle famiglie ha avuto una fase di contrazione, dove si è fatto ricorso al risparmio per poter fronteggiare la crisi economica negli anni più difficili, spostando inevitabilmente risorse che potevano essere investite su beni come la casa, e dove la popolazione sta invecchiando”.

Secondo gli ultimi dati, anche i tempi di vendita sono in diminuzione: 141 giorni nelle grandi città, 162 giorni nei Comuni del loro hinterland e di 167 giorni nei capoluoghi di provincia, con una media generale per le abitazioni usate intorno ai 6,5 mesi.

Il nuovo riparte, anche se i numeri non sono ancora troppo incoraggianti, e vince quando soddisfa i criteri di efficienza energetica, importante soprattutto nelle seconde case in località turistiche. Ma anche il rispetto di criteri antisismici è un driver interessante di vendita, in special modo nelle regioni colpite negli ultimi anni da eventi sismici.

Crescita al rilento per il settore immobiliare

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